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Fondazione Smith Kline

 

I 50 anni del Rapporto Harvard sulla morte cerebrale: questione "ben definita, ma ancora irrisolta"?

18.06.2018

Il 5 agosto 1968, un comitato ad hoc della Harvard Medical School pubblicò un punto di riferimento scientifico che gettò le basi per una nuova definizione di morte, basata su criteri neurologici.

Gli autori, sotto la guida dell'anestesista Henry Beecher, dichiararono che il loro scopo era quello di "definire il coma irreversibile come un nuovo criterio per la morte".

Il concetto di morte cerebrale ha guidato la pratica clinica per 50 anni, anche se un dibattito vigoroso sulla sua legittimità non è mai cessato.

La morte cerebrale rappresenta uno stato di lesione neurologica molto grave senza la prova, ad oggi, che chiunque sia correttamente diagnosticato potrà mai riprendere conoscenza o respirare senza il supporto di un ventilatore.

Secondo la legge, in generale, i trattamenti di mantenimento della vita possono essere sospesi per questi pazienti senza richiedere il permesso di un parente o un suo sostituto. Questo, tra l'altro, tende ad evitare il costo emotivo e finanziario di fornire cure intensive ai pazienti senza speranza di recupero.

Uno dei risvolti più importanti di questa impostazione è stato quello di rendere disponibile praticamente qualsiasi organo o tessuto da una persona diagnosticata come affetta da morte cerebrale. Poiché la morte viene dichiarata in un momento in cui il corpo è ancora ventilato, ossigenato e perfuso, gli organi e i tessuti possono essere ottenuti in presenza di una lesione ischemica minima. Questa situazione produce il fatto che ogni anno più di 8.000 donatori sono dichiarati morti secondo criteri neurologici, ciascuno potenzialmente in grado di salvare fino a 8 vite, oltre a innesti compositi di varai natura. Sia l'approvvigionamento che l'assegnazione di organi hanno avuto una larga diffusione e un'ampia ammirazione pubblica e supporto, con pochi casi di polemiche o dissensi.

Il significato della morte cerebrale potrebbe comunque diminuire nel prossimo futuro.

Se nuove tecnologie genetiche renderanno sicuro lo xenotrapianto, potrebbe esserci la disponibilità di organi trapiantabili senza ricorrere a donatori umani (sebbene l'approccio potrebbe sollevare specifiche preoccupazioni etiche). L'ingegneria tissutale e la stampa tridimensionale potrebbero produrre organi sintetici. Tali sviluppi renderebbero irrilevante la diagnosi di morte cerebrale per l'acquisizione di organi.

Fino a quel momento, tuttavia, il concetto riassume bene la situazione nel 2001 quando descrisse gli sforzi per determinare quando la morte è "ben definita, ma ancora irrisolta".

» Jama.com: "The 50-Year Legacy of the Harvard Report on Brain Death"

 

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