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Fondazione Smith Kline

 

Tendenze Nuove > Numero 4/2011 (luglio-agosto)

Editoriale

Copertina Editoriale (luglio-agosto)

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Questo periodo estivo non è stato certo tranquillo per il nostro sistema sanitario. Dove andremo? Non siamo mai stati pessimisti e la linea di «Tendenze» per molti anni è stata la discussione di idee nuove e serie, sempre combattendo contro la voglia di rinunciare, che talvolta si diffondeva tra quelli che hanno responsabilità di gestione e di programmazione.

Provo a riassumere seppure in modo sintetico alcuni dei grandi temi aperti per delineare un futuro possibile, nonostante tutto. Noi siamo infatti convinti che il sistema italiano di difesa della salute sia uno dei migliori che concretamente può essere realizzato. Quindi proviamo a pensare a come aiutarlo a crescere e non a... morire! Anche se è difficile ritrovare nella memoria un momento nel quale si sono affollati contemporaneamente tanti problemi come avviene oggi.

L'aspetto più rilevante è la mancanza di scelte politiche chiare o soltanto di linee alle quali ispirarsi. Oggi sembra che sia stato decretato il si salvi chi può; così governo, regioni, aziende, sindacati, gruppi professionali vanno per strade che spesso non convergono, spinti da motivazioni più o meno rilevanti. Ogni livello critica l'altro, come se le responsabilità non fossero condivise. La vicenda dei ticket è stata un'immagine plastica della crisi non solo tra i livelli di governo, ma soprattutto tra visioni contrastanti sull'equilibrio da ricercare tra situazione economica generale del paese e capacità dei cittadini di far fronte a maggiori spese. Il tutto tra accuse reciproche che lasciano sbalorditi i fruitori del SNN. È mancata tra l'altro una comunicazione seria per far capire il senso delle nuove richieste di contributo del singolo; non è possibile continuare a considerare il cittadino come una persona incapace di scelte razionali, se viene opportunamente informato. Allo stesso tempo sono mancate scelte tra loro coordinate; ad esempio, come è giustificabile un ticket sostanzioso sulle visite in pronto soccorso quando è a tutti chiaro che il territorio è per ¾ del tempo di vita sprovvisto di una seria copertura clinica? Il problema del sovraffollamento del pronto soccorso è una problematica rilevante (tra l'altro non solo italiana: recentemente a Parigi sono intervenuto presso medici amici a favore di un conoscente per interrompere l'attesa di 7 ore prima di una cura in uno dei grandi ospedali della città). Aumentando il ticket non si ottiene però una diminuzione degli accessi, ma solo un aumento della rabbia e della frustrazione, con il possibile contemporaneo aumento dei contenziosi. Cosa succederà? In questo momento lo scenario si divide tra chi accetta seppure con difficoltà le nuove decisioni, chi è alla ricerca di possibili finanziamenti alternativi, chi infine si perde in inutili promesse su un mondo che verrà, nel quale tutti saremo curati gratuitamente dalla culla alla bara... Chi prevarrà? A noi non interessa indovinare il futuro; vorremmo però che il sistema nel suo insieme presentasse un'immagine omogenea, che dimostra di comprendere allo stesso tempo le gradi difficoltà del paese e i gravi disagi delle famiglie colpite da più fronti.

Un altro aspetto riguarda il personale, tematica dalle molte sfaccettature. La prima è connessa con la formazione dei nuovi medici, di fronte alla ormai certa crisi che si prospetta per i prossimi anni. Molti ne hanno parlato, ma non sono state prese decisioni concrete. Sarebbe stato un forte segnale allargare con determinazione i numeri di accesso alla facoltà di medicina e alle specializzazione. Perché non avviene? Non è un reale problema economico, ma una scelta strategica perché si afferma che solo così il sistema sarebbe in grado di offrire ai discenti una formazione adeguata. Non mi permetto di intervenire su questo punto, anche perché spetterebbe alla politica indurre a diverse disposizioni chi ha la responsabilità formativa. Invece, la proposta di ridurre i tempi della formazione, oltre ad essere difficilmente realizzabile per i limiti dei regolamenti europei, sembra una scelta malthusiana... Il tutto si accompagna con le riduzioni del turnover imposte dalla manovra, meccanismo che non permette miglioramenti del sistema, perché fotografa e irrigidisce possibili inadeguatezze e addirittura ingiustizie. Quale può essere per i giovani futuri professionisti il fascino di un sistema che non sa decidere sulle modalità di formazione e non sa arrivare a scelte su chi premiare e chi punire attraverso la leva dei finanziamenti? Non si può dimenticare in questo scenario di preoccupazione anche la recente crisi dell'ospedale San Raffaele. Non è questa la sede per considerazioni superficiali; resta lo sgomento per le gravi difficoltà di uno dei centri più rilevanti a livello internazionale per la clinica e l'assistenza. Dove andrà questo polo così importante? Possono essere stati fatti errori, che hanno assunto anche aspetti tragici, ma come possiamo assistere alla dialettica tra cordate più o meno sante, ma tutte private, come se il San Raffaele non fosse un patrimonio dell'Italia intera?

L'elenco potrebbe continuare; ma è più utile guardare avanti e al bisogno di un numero sempre più elevato di cittadini (le malattie croniche continuano ad aumentare) che credono nella nostra sanità. Retoricamente qualcuno sostiene che nei tempi di crisi avvengono i cambiamenti più significativi, in positivo. Se questo non è un modo autoconsolatorio per vivere l'oggi, ma un impegno realistico per il lavoro di ogni giorno, allora possiamo attraversare la crisi con maggiore consapevolezza dei nostri doveri e serenità sulle nostre capacità.

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