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Fondazione Smith Kline

 

Onde d’urto per salvare le coronarie

20.10.2014

Dal congresso della Società Italiana di Cardiologia Invasiva emerge una nuova realtà terapeutica per la rivascolarizzazione miocardia. La nuova tecnica non invasiva mpiega la tecnologia ad Onde d'Urto Extracorporee e si attua tramite un generatore di onde d'urto progettato per adattarsi alle esigenze clinico-anatomiche uniche della cavità toracica. Attraverso un monitoraggio ecocardiografico, si localizza l'area di trattamento e si mappano la posizione esatta e l'estensione della zona ischemica. Le onde d'urto vengono poi propagate all'interno della cavità toracica fino all'area di trattamento e sincronizzate con l'elettrocardiogramma. Dal 2009 ad oggi sono stati sottoposti a questa nuova metodica 60 pazienti con risultati soddisfacenti: nessun paziente ha accusato effetti collaterali o ha interrotto il trattamento. I pazienti presentavano tutti severa malattia coronarica non più rivascolarizzabile e sottoposti a terapia medica ottimale, con associate patologie come diabete, insufficienza renale o pregressi ictus, con limitata la qualità della vita e necessità di ripetuti ricoveri ospedalieri. Il follow-up clinico strumentale è stato eseguito a 1-3-6-12 mesi e successivamente una volta all'anno. Dopo 6 mesi di trattamento, era già evidente un miglioramento della classe funzionale con riduzione della soglia anginosa e quindi con miglioramento della qualità della vita, e con netta riduzione dei ricoveri o accessi in pronto soccorso per dolore anginoso. Alla base di questo miglioramento clinico vi era il miglioramento della perfusione miocardica della zona ischemica trattata, confermata dai dati della scintigrafia miocardica eseguita prima e dopo 6 mesi di trattamento. Tale miglioramento clinico e perfusionale rimaneva stabile anche al controllo dei 12 mesi. La terapia di rivascolarizzazione miocardica con onde d'urto, è indicata per il trattamento dei pazienti con angina refrattaria, non rivascolarizzabile con le tecniche tradizionali: lo scopo è quello di ridurre i sintomi dei pazienti migliorando la perfusione miocardica della zona ischemica.

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