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Fondazione Smith Kline

 

40 anni dalla Legge Basaglia: tra successi e problemi irrisolti

"La riforma psichiatrica effettuata con la Legge 180 ha permesso di modernizzare l'impostazione clinica dell'assistenza, instaurando rapporti umani rinnovati col personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e le necessità dei pazienti seguiti e curati nelle strutture territoriali"

Così, Enrico Zanalda, segretario nazionale della Sip (Società Italia di Psichiatria) e direttore del Dipartimento di Salute Mentale all'ASL TO3 di Torino

"Di fatto, l'Italia è l'unico Paese privo di ospedali psichiatrici e che ha adottato in maniera radicale e diffusa il modello della psichiatria di comunità, per quanto con evidenti differenze tra le Regioni".

Ed anche il dr. Bernardo Carpiniello, presidente della Sip e direttore del dipartimento di psichiatria all'Università di Cagliari aggiunge che: " i successi ottenuti in questi anni con la Legge Basaglia, devono essere un punto di partenza alla luce di problemi emergenti, con nuove patologie in aumento e un ruolo crescente di fattori anche sociali che hanno conseguenze sulla salute mentale".

Quarant'anni fa la legge 180 rivoluzionò la salute mentale in Italia , anche attraverso l'uso delle parole. Eliminò termini come matti e manicomi. Manicomi che vennero chiusi liberando i cittadini, non più considerati come "reclusi", ma divenuti italiani da curare. Alla fine dello stesso anno, dopo pochi mesi di quel 13 maggio del 1978, nasceva il Servizio sanitario nazionale a cui toccò il compito difficile di gestire le malattie psichiatriche. E in questi 40 anni, fa notare la Sip, la Società italiana di psichiatria, ben "20 milioni di italiani sono stati curati senza manicomi". Ma i problemi non sono affatto risolti: se è vero che molto ha fatto è fa il Servizio sanitario nazionale, assieme ai servizi regionali, per curare i pazienti, oggi "in assenza di risorse adeguate, il sistema dell'assistenza psichiatrica in Italia rischia il crollo".

Infatti, continua il dr. Carpiniello, ci sono le vite e il vissuto dei pazienti. Circa sei milioni di italiani "soffrono di un qualche disturbo psichiatrico che necessiterebbe di cure adeguate". Mentre "circa il 20% di chi è seguito dai Dipartimenti di Salute Mentale è affetto da schizofrenia" continua lo psichiatra, "il resto è costituito per circa il 31% da disturbi dell'umore come depressione maggiore e disturbo bipolare, il 13,5% da disturbi nevrotici come quello ossessivo compulsivo, da stress post-traumatico, da panico o da ansia generalizzata. Una quota significativa è costituita da altre patologie in crescente ascesa come i disturbi di personalità (circa il 7%) e da altri disturbi psichici e da uso di sostanze (circa il 18%), da quelle tradizionali quali alcol, eroina, cocaina, cannabis, a quelle nuove quali cannabinoli e psicostimolanti sintetici, e dalle cosiddette dipendenze comportamentali (circa il 4,5%), come la dipendenza da gioco d'azzardo o da Internet". Inoltre, sottolinea con preoccupazione , come siano divenute una "novità di questi ultimi anni le problematiche psichiche legate alla popolazione immigrata, in crescita e che, in alcune Regioni soprattutto nel Centro Nord, raggiunge circa il 10% dell'utenza totale".

La Fondazione Smith Kline si è tradizionalmente occupata di questi temi per la rilevanza sociale di queste patologie la cui specificità è particolarmente gravosa non solo per i pazienti e le loro famiglie, a cui è spesso demandato l'onere di gestire i loro famigliari malati, ma anche per gli operatori, spesso lasciati soli ad affrontare situazioni di particolare rischio anche personale, in team professionali sotto dimensionati e in strutture inadeguate. Ed anche per il SSN e di conseguenza i SSR, i problemi non mancano in termini di sicurezza e qualità delle cure erogate in un quadro di sostenibilità e compatibilità economica. A questo proposito una delle chiavi più importanti per affrontare il problema è certamente quella della Prevenzione.

E a questo proposito, il prof Mencacci nel Rapporto Prevenzione 2013 - edito dalla Fondazione Smith Kline presso il Mulino - sosteneva come: "L'impatto economico associato alla patologia psichica risulta enorme e di difficile definizione. Ai costi per i servizi sanitari e sociali connessi alla cura, è necessario aggiungere i costi per la perdita di giornate lavorative, la riduzione di produttività (patologie croniche insorte su persone in età lavorativa), l'impatto su familiari e caregiver, l'impatto sulla precoce mortalità associata a queste condizioni e altri costi di definizione ancora più complessa come l'impatto negativo legato allo stigma e alla discriminazione o alla perdita di opportunità per il paziente e per la sua famiglia. Proprio al fine di ridurre il peso sanitario, sociale ed economico di tali disturbi e alla luce di numeri impressionanti relativi alla prevalenza di queste forme morbose nella popolazione generale, risulta essenziale che ogni paese si doti di specifiche ed efficaci misure di prevenzione dei disturbi/promozione della salute definendo specifici interventi legislativi, procedurali e di allocazione di risorse all'interno del servizio sanitario nazionale."

E anche dieci anni fa, in occasione del trentennale della promulgazione della legge Basaglia, il prof. Orsini (psichiatra, relatore legge 180, Genova) sottolineava come: "a trent'anni dalla legge 180/78 credo sia ormai da tutti riconosciuto che essa mutò radicalmente e positivamente il rapporto tra la società italiana e gli infermi di mente.

Cancellò le norme espulsive che li confinavano nei manicomi negando loro i diritti riconosciuti a tutti gli altri malati. Inserì la psichiatria nel nascente Servizio sanitario nazionale e, collocandone i presidi nel vivo contesto della sanità italiana e della società civile, pose fine ad una lunga ghettizzante esclusione".

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